venerdì 18 agosto 2017

LA LEGGENDA DELLA SIGNURA LETA - MESAGNE

La leggenda della Signura Leta è una storia che si narra sul territorio di Mesagne. Le storie che vengono dalla cultura popolare mesagnese sono molte, ma questa è una delle più conosciute.
La Signura Leta compie tutt'oggi le sue apparizioni e sono molte le persone, adolescenti e non, che cercano di vedere questa entità, magari nelle notti illuminate dalla luna.
Diverse sono le versioni di questa leggenda e a seconda della versione, cambiano anche i luoghi indicati come "infestati" da presenze paranormali.

La versione più conosciuta è quella ambientata alla masseria "Lu Mucchiu", che narra della tragica storia d'amore tra la figlia di una ricca famiglia di possidenti terrieri e il figlio di un ciabattino.

  Venuto a conoscenza della tresca amorosa, il          padre di lei, non potendo sopportare il disonore  arrecatogli dalla figlia, che già aspettava un  bambino,  decide di incaricare gli altri due figli  del compito di  lavare l'onta con la morte di  entrambi gli amanti. 
 Nascostasi nel forno, la ragazza non era stata in  grado di nascondere le sue tracce ai fratelli, che  notando una scarpetta vicino al nascondiglio,  decisero di darle fuoco.
 Da quel momento il fantasma della ragazza in        abito da sposa, vaga per le campagne intorno alla    masseria e si manifesta di tanto in  tanto ai  passanti.
 Da questa versione i fratelli Magrì, esperti di effetti
speciali, ne hanno tratto un film, uscito nel 2004 dal titolo "Bianco scarlatto".
Meno conosciuta è la versione che qui vi propongo, ambientata nella masseria "La Càlana".
Filo conduttore di tutte e due le leggende è l'amore tormentato, non legittimato, dai costumi, dalla società, dalla famiglia e dalle consuetudini.
Un tema attuale, poichè l'amore risulterà sempre indefinibile e non riducibile a schemi fissi.
Le storie mettono comunque in evidenza il retroterra contadino della cultura e della mentalità mesagnese, che viaggia tutt'oggi tra patriarcato, maschilismo e modelli "d'onore", plasmati sulle belle forme dell'apparenza sociale.

Paolo Summa

domenica 13 agosto 2017

CHARLOTTESVILLE - 12/8/2017

Questa foto immortala un poliziotto intento a proteggere i suprematisti bianchi durante il raduno illegale di ieri, sabato 12 agosto, a Charlottesville in Virginia. 
La sera prima era stata organizzata via internet da Jason Kessler, blogger di ideologia nazista, una manifestazione all'interno del campus dell'università della Virginia, per protestare contro la rimozione, nella città di Charlottesville, di una statua che raffigurava un generale schiavista.
La manifestazione si era tenuta imitando le fiaccolate e i modi del Ku Klux Klan.
Il giorno dopo, sabato 12 agosto, la città di Charlottesville era stata invasa da un raduno, senza autorizzazione, dell'ultradestra americana e dei suprematisti bianchi, che hanno iniziato a presidiare le strade della città sfoggiando il saluto nazista e scandendo slogan come "Heil Trump".
Molte di queste persone andavano in giro con equipaggiamento militare, pesantemente armati, in un clima di aperto consenso al totalitarismo.
Contemporaneamente al raduno dell'ultradestra era stato organizzata una manifestazione antirazzista a sostegno di tutte le minoranze e contro il dilagare del pensiero razzista negli Stati Uniti. 


La giornata è stata segnata dalla follia di un ventenne dell'Ohio, sostenitore dell'ultradestra, che ha lanciato la sua vettura a tutta velocità sulla folla nel cuore della manifestazione antirazzista, uccidendo una ragazza di trentadue anni Heather Heyer e ferendo 19 persone.

La foto presente in questo articolo rappresenta il poliziotto posto a tutelare la sicurezza dei manifestanti dell'ultradestra razzista, mettendo in evidenza le contraddizioni di un Paese che è ormai sull'orlo di una crisi politica e sociale che potrebbe avere conseguenze su mezzo pianeta.
Dall'altra parte il Presidente degli Stati Uniti ha condannato "la violenza da entrambe le parti", senza fare esplicito riferimento ai suprematisti bianchi o condannare l'ideologia nazista.
Questo movimento ha sostenuto l'attuale Presiedente degli U.S.A. durante la campagna elettorale e rappresenta la maggioranza dell'elettorato di Trump.
Una democrazia giovane come quella degli U.S.A. non ha ancora sviluppato gli anticorpi sociali contro le ideologie totalitariste e anzi è stata l'incubatrice dell'ideologia del libero mercato. 
Il Senato americano è ormai nelle mani dei rappresentanti delle più potenti lobby, a partire da quella delle armi.
Se il totalitarismo di Hitler, del nazismo e del fascismo, si sono manifestati così atrocemente, pur non avendo gli strumenti tecnologici di oggi, domani, nell'epoca di internet e della tecnologia, di fronte a cosa potremmo trovarci?

Paolo Summa

martedì 8 agosto 2017


Il canale Reale

Il Canale Reale, il cui antico nome era Pactius o Ausonius, citato da Plinio il Vecchio nella sua opera Naturalis Historia, è un corso d'acqua che scorre per 48 chilometri all'interno della provincia di Brindisi e sfocia nella riserva naturale di Torre Guaceto.
 E' importante dal punto di vista naturalistico perché ha una superficie di 5500 metri quadrati.  La sorgente si trova a 155 metri di altitudine, formano uno specchio d'acqua profondo due metri.
 Lo storico e geografo Strabone, (630 a.C.), visitò la sorgente e ne parlò nella sua opera Geografia. Da qui la sorgente prese il nome attuale di Fonte di Strabone. 
La fauna del corso d'acqua è caratterizzata dalla presenza di lepri, volpi, ricci, pettirossi, falchi, diversi rapaci notturni. In tempi antichi il Canale Reale fu certamente un corso fluviale con acque  più copiose di quelle odierne. Durante l'Alto Medioevo questa lama fu una via di comunicazione secondaria per accedere all'entroterra dalle coste del mare Adriatico. Nel VII secolo, comunità di monaci Basiliani scavarono ed ampliarono alcune grotte lungo il corso del canale, trasformandole in abitazioni e in luoghi di culto: tra questi, risultano rilevanti la chiesa rupestre di s. Biagio e la cripta di san Giovanni. 
 Nel XV secolo, sempre nei pressi della fonte, è stata edificata la torre di Antoglia, parte del sistema difensivo della vasta universitas Huritana che controllava gli approvvigionamenti d'acqua. Dal XVII secolo la fonte del Canale Reale è nota come Fonte dei Grani, per via della prevalente funzione irrigatoria fondamentale per la coltivazione del frumento intorno alla sorgente e il suo percorso. Nel XIX secolo viene edificata nei pressi della sorgente la chiesa di Santa Maria dei Grani, struttura religiosa che è uno splendido esempio di tardo barocco leccese impreziosita da affreschi raffiguranti la Madonna Odigitria. La chiesa è dotata di portale unico dominato da un rosone circolare e un campanile a vela sormontato da un timpano. La pianta è a croce latina, con un'unica navata coperta da volte a crociera. L'intero complesso architettonico, che comprende anche un forno ed una stalla e fortificato da un alto muro a secco, richiama caratteri tipici della campagna della Murgia.














martedì 1 agosto 2017

Festa di san Pietro e Paolo - Galatina 2017




La festa dei santi Pietro e Paolo si svolge ogni anno a Galatina dal 28 al 30 giugno. La festa è stata importante nel passato perchè a Galatina in questa occasione affluivano tutti i "pizzicati", cioè persone che erano, secondo la credenza popolare, state morse dalla tarantola.
Oggi la festa è una rievocazione di questo recente passato e, oltre che ad onorare i santi Pietro e Paolo, fa rivivere un rito che è stato il fulcro del fenomeno del tarantismo.















venerdì 24 febbraio 2017

CAMMINARE

Camminare è una delle attività che gli uomini e le donne di questo pianeta svolgo da più tempo.
Camminare, nella solitudine del proprio essere terrestri, in un universo sterminato.

Il confronto con il limite dei nostri corpi, il percepire che guardiamo il mondo da una piccola capsula che siamo noi medesimi.
Passi che si susseguono e cambiano il loro suono a seconda di ciò che calpestano.


Il rumore del vento, degli uccelli, dell'acqua, dei nostri pensieri.

La Terra è nostra Madre, dai mille nomi. Il Sole è nostro Padre, dalle mille forme e appellativi.
Il cielo che si staglia sopra le nostre teste e ci fa sentire a casa, nell'azzurro riflesso del mare.
Camminare è la rivoluzione.
Camminare è osservare, presidiare, difendere, gioire, condividere, stupirsi, stancarsi, riflettere, innamorarsi, cercare, risolvere, trovare, incontrare.
Camminare è riappropiarsi della tecnologia che è il nostro corpo, i nostri piedi, il nostro respiro.
Camminare è allontanarsi, piano. Mettere distanza tra noi e il resto.
Allontanarsi nello spazio, ma anche nel tempo.
Costringere ciò che ci vuole raggiungere a camminare.
 Lasciarsi avvicinare solo da ciò che è disposto ad  andare alla velocità dei nostri piedi.
Permettersi il lusso di metabolizzare ciò che succede, lasciarsi superare da ciò che va più veloce.
Ma un passo trasforma il mondo, lo plasma, afferma con forza la capacità dell'essere umano di fare la storia, i ricordi, la realtà e i pensieri.
Camminare è una lotta lenta, meticolosa, che scava la coscienza come l'acqua scava goccia dopo goccia la roccia.
Camminare è godere di questa esistenza.