venerdì 24 febbraio 2017

CAMMINARE

Camminare è una delle attività che gli uomini e le donne di questo pianeta svolgo da più tempo.
Camminare, nella solitudine del proprio essere terrestri, in un universo sterminato.

Il confronto con il limite dei nostri corpi, il percepire che guardiamo il mondo da una piccola capsula che siamo noi medesimi.
Passi che si susseguono e cambiano il loro suono a seconda di ciò che calpestano.


Il rumore del vento, degli uccelli, dell'acqua, dei nostri pensieri.

La Terra è nostra Madre, dai mille nomi. Il Sole è nostro Padre, dalle mille forme e appellativi.
Il cielo che si staglia sopra le nostre teste e ci fa sentire a casa, nell'azzurro riflesso del mare.
Camminare è la rivoluzione.
Camminare è osservare, presidiare, difendere, gioire, condividere, stupirsi, stancarsi, riflettere, innamorarsi, cercare, risolvere, trovare, incontrare.
Camminare è riappropiarsi della tecnologia che è il nostro corpo, i nostri piedi, il nostro respiro.
Camminare è allontanarsi, piano. Mettere distanza tra noi e il resto.
Allontanarsi nello spazio, ma anche nel tempo.
Costringere ciò che ci vuole raggiungere a camminare.
 Lasciarsi avvicinare solo da ciò che è disposto ad  andare alla velocità dei nostri piedi.
Permettersi il lusso di metabolizzare ciò che succede, lasciarsi superare da ciò che va più veloce.
Ma un passo trasforma il mondo, lo plasma, afferma con forza la capacità dell'essere umano di fare la storia, i ricordi, la realtà e i pensieri.
Camminare è una lotta lenta, meticolosa, che scava la coscienza come l'acqua scava goccia dopo goccia la roccia.
Camminare è godere di questa esistenza.

mercoledì 12 ottobre 2016

Vets for Maasai - Maasai e pastoralismo, quale futuro?


I bovini dei Maasai stanno morendo a causa della East Coast fever, mettendo a rischio l'esistenza dell'intera comunità Maasai. Il vaccino utilizzato sembra non aiutare a risolvere il problema ma anzi, lo aggrava. La denuncia dei veterinari di Vets for Maasai, nell'indifferenza delle maggiori organizzazioni mondiali.




lunedì 14 marzo 2016

ANDATE AL CINEMA - FUOCOAMMARE -

Fuocoammare, di Gianfranco Rosi, è un film che aggiunge qualcosa, forse troppo poco, al dibattito sull'immigrazione.
Ambientato a Lampedusa, descrive l'isola da due traiettorie differenti:
da una parte lo fa attraverso gli occhi degli abitanti di questo pezzo d'Italia sprofondato nel Mediterraneo, dall'altra attraverso le immagini dei migranti che tentano di arrivare su quest'isola dalla Libia.


Due mondi che non si incontrano, che neanche si sfiorano, condividendo separatamente solo il mare e i medici.
La quotidianità di una realtà che oggi è al centro del dibattito internazionale, ma che rimane relegata comunque alla periferia dell'Europa.
Ed è forse proprio il pubblico europeo il principale destinatario di questo film, poichè il pubblico italiano, ormai assuefatto alla retorica migratoria che ruota attorno a Lampedusa, potrebbe considerarlo come un ennesimo tentativo di andare ancora più a fondo alle emozioni più appariscenti che un dramma di questa portata può suscitare.

Cosa aggiungere in effetti ad un tema che ormai fa parte dell'identità italiana?
Quando ormai si è detto e mostrato tutto, non rimane altro forse che spogliare, mettere a nudo gli ultimi anfratti di intimità delle persone;
radiografare le lacrime, le espressioni, il cordoglio.
Radiografare la sofferenza.
Ed è l'incomunicabilità di questa tragedia che emerge con forza dal film.
 Niente altro che la realtà è in grado di descrivere quello che in questa parte del Mediterraneo sta succedendo.
Ma il giornalismo, il cinema, non sono la realtà. Sono immagini e suoni che si sovrappongono ad altre immagini ed altri suoni. Interpretazioni che si sovrappongono ad altre interpretazioni.

Quando la realtà si esprime con tutta la sua forza, molto spesso appare irreale, costruita.
Ed il rischio forse è proprio quello che la realtà, presentata senza commento, possa trasformarsi nel suo contrario.
Forse il rischio è che queste storie vengano relegate nella finzione cinematografica di un cinema che ha plasmato l'immaginario visuale di milioni di persone.

Il merito di Rosi è quello di essere riuscito a creare un realismo feroce, tanto perfetto da diventare un limite.

Stare davanti o dietro ad un obiettivo, a volte crea una linea, separa irrevocabilmente due mondi.
E la distanza tra la realtà della gente che vive a Lampedusa e quella che lì tenta di arrivare, forse è accentuata anche dal fatto che in mezzo c'è non una ma centinaia di videocamere.

Andate al cinema.

Paolo Summa

mercoledì 14 gennaio 2015

WAR - BOB MARLEY, 1976

Esiste una canzone di Bob Marley che s'intitola "War". Parla del fatto che fino a che gli uomini non accetteranno le differenze, non ci potrà essere una pace duratura. Fino a questo punto sembra un oroscopo di Rob Brezsny,  ma forse anche noi, cioè ogni persona che è unita dall'aver letto queste parole, abbiamo il nostro oroscopo, la nostra lezione da imparare. Certo, s'intende che è diretta a chi vuole imparare, non a tutti. La guerra è qualcosa di cui sentiamo parlare da quando siamo nati, La guerra sono immagini che risalgono agli anni '90 quando qualcuno, nell'est dell'Europa, sparava dai tetti, e faceva scappare via tutti, che poi prendevano grandi navi (o forse piccole, non ricordo)  per attraversare il mare. Immagini di telegiornali guardati di sfuggita da piccoli, aspettando di guardare i cartoni animati. E' innegabile, per quanto ciò ci frustri, siamo cresciuti ipnotizzati da una scatola magica, dalle sue immagini, dai suoi suoni, che molti chiamano tv, ma io personalmente la ribattezzerei, appunto, "scatola magica".
Perchè la magia non ci ha mai abbandonato, si è solo trasformata nella nostra tecnologia, nei nostri incantesimi elettronici. Ci circonda. Gli stregoni, come noi affermiamo in maniera sprezzante, siamo noi. Siamo noi i primitivi affabulati da ciò che gli viene raccontato e addormentati nel sonno dell'ignoranza . Ed abbiamo la testa piena di immagini che si sovrappongono alla realtà, senza la possibilità di capire quali siano vere e quali false. Abbiamo dimenticato l'ebbrezza continua di immergersi nella molteplicità del reale. Babilonia ci allontana da noi stessi, impedisce di farci ascoltare il nostro respiro mentre guidiamo la macchina, impedisce che due persone si osservino attentamente mentre si parlano, ci impedisce di andare piano, mentre ci permette di accelerare.
Forse siamo convinti di cose che non corrispondono alla realtà.
E qui lascio parlare un maestro:

"Finchè la filosofia  che considera una razza superiore e un altra inferiore non sarà finalmente screditata e abbandonata (...),
 finchè il colore della pelle di un uomo non avrà più valore del colore dei suoi occhi,
 fino a quel giorno il sogno di una pace duratura,
 resterà solo una fuggevole illusione." 
War - Bob Marley & The Wailers - Uprising 1976


Paolo Summa

giovedì 16 ottobre 2014

L'ARTE DELLA RABBIA

 Qulacuno vorrebbe che la rabbia prendesse il sopravvento. Qualcuno vorrebbe far cadere la resistenza lasciando uscire quanto di peggio esiste nell'animo umano. Qualcuno provoca con dei discorsi, forti emozioni, nella speranza che qualcun'altro perda il controllo. Chi perde il controllo è facilmente controllabile, esposto alla repressione.
La rabbia non va provocata o subita,
essa va incanalata, trasformata in qualcosa che crei e non che distrugga.
La rabbia cova rassicurata dalla massa che la protegge. Serpeggia nelle parole velenose dette a bassa voce,
camaleonticamente invisibile, c'è.
 E non importa il colore di una bandiera.
La rabbia se ben sfruttata, si trasforma in arte, l'arte si espande, evolve, cresce, dilaga negli archetipi collettivi. L'arte libera.
La rivolta inizia, ma questa volta la repressione non saprebbe dove colpire.
Prima che due Spiriti imparino a camminare assieme sullo stesso percorso, devono imparare a camminarci da soli.
 Mille, duemila, cinquemila Spiriti arrabbiati si siedono per terra, respirano. Il silenzio cala forte e diventa più assordante di qualsiasi suono.
La rabbia, se si trasforma in organizzazione, diventa efficace.
L'azione coordinata, raggiunge apici artistici, che superano d'un sol colpo le dicotomie.
L'azione confonde prima i normali schemi logici di comprensione, e poi manda il suo messaggio che nel disorientamento arriva forte come un tuono, imprevedibile come il vento.
La Scuola di Chicago, corrente economica sviluppatasi negli Stati Uniti negli anni '60, teorizzava,  a partire da "esperimenti" psichiatrici, proprio lo shock come strumento politico.
Ma cosi' come l'energia atomica e l'economia, tutte le scoperte possono essere usate per fini differenti.
Se togliamo questo strumento dalle mani dell'oligarchia corporativista, quello che può nascere non avrebbe precedenti.
E' l'ora di evolvere,
Noi siamo la Terra.

Paolo Summa
 



martedì 2 settembre 2014

MESAGNE: CROLLA UN PEZZO DELLA CHIESA MADRE


Crolla un pezzo del cornicione della Chiesa Matrice di Mesagne, prima della mezzanotte di lunedi'primo settembre 2014. L'incidente non ha prodotto danni ne alle persone ne alle cose. La parte antistante la Chiesa Matrice di Mesagne è stata transennata.
Alla domanda "Com'è accaduto" alcuni curiosi hanno risposto che il cedimento è stato causato dalla pioggia, mentre cogliendo la discussione il sindaco di Mesagne, voltandosi,  ha esclamato:
 "un fulmine!".


Foto di Danilo Laporta
























Il punto da cui si è staccato il cornicione